Per la Giornata della Memoria : la Testimonianza di mio padre “Totò Vecchietti”

Era l’anno della “Seconda Guerra Mondiale” !
 
Mio padre era quasi 18enne, da poco aveva conseguito il diploma e da gran studioso desiderava iscriversi all’Università, anche a costo di grandi sacrifici. Malgrado, come tutti gli altri ragazzi della sua età, venne reclutato nell’esercito.

 

In seguito fu preso prigioniero in Germania!
 
Patì molto il freddo dell’inverno. Si diede coraggio per superarlo, nel modo da tornar poi a casa.
 
Una volta, durante una sorveglianza tedesca, mio padre si trovò accanto ad un napoletano che a causa del freddo si strofinava le mani.

Il militare gli rivolse la parola
“kalte ? ” (“Senti freddo ?”)

Il napoletano rispose 
“A sfaccim…. sto murendo ro’ fridd …e tu me vuliss ricere se teng cavr ?” 》.

 
 

Durante la sua prigionia mio padre cercava sempre di comunicare la sua vita mandandoci qualche lettera.
 
Ahimè… come raccontava mia zia, (la sorella di mio padre) la posta arrivava spesso dopo vari mesi.
 
Ogni volta era una gran gioia avere sue notizie solo che non erano mai novità aggiornate rispetto alle date di partenza e lasciavano sospettare preoccupazioni da parte dei parenti e dei vicini di casa..
 
Ci scriveva che era assai dimagrito,tanto che fra una costola e l’altra passava un dito.

 
 
Successivamente grazie all’arrivo dell’aiuto degli Americani la vita migliorò.
 
Dopo un lungo viaggio, con diverse tappe, finalmente mio padre ritornò a casa.
 
La sua sorella maggiore, abbracciandolo, esclamò: “Totò, tu sei partito giovane e sei tornato vecchio”.
In effetti era questa l’impressione che dava il suo volto, segni che la dura esperienza aveva lasciato.
 
Mio padre rivide il suo fratellino dopo circa 6 anni, che oramai andava a scuola, pertanto sapeva leggere e scrivere.
 
Per aiutare la famiglia, abbandonò il sogno di andar all’Università.. ed iniziò a lavorar a tempo pieno nel commercio. Siccome aveva patito la fame, scelse il settore alimentare…
 
Del suo vissuto in Germania, vivono ancora il rigore e la disciplina della mentalità tedesca, che incosciamente lo ha manifestato poi in famiglia; anche delle espressioni, del tipo “Blumen Unter Blumen” ( “un fiore fra i fiori”).
 
Fisicamente era molto provato, ma ha poi mantenuto quel temperamento piuttosto severo e quella robustezza che gli hanno permesso di sopravvivere, il quale noi chiamavamo “il vaccino della prigionia”.
 
Grazie a Dio, mio padre è tornato a casa per continuare ad essere uno straordinario genitore, mentre tantissimi altri purtroppo sono stati vinti dalla guerra. A loro, con rammarico, va il mio pensiero in questa giornata memorabile “per non dimenticare” le loro sofferenze!

 
 
🔘 Paola Vecchietti
 


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