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“Ho raccolto un fiore nero” un epistolario di Luca Santilli

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25/01/2018 di Paola Vecchietti

#Recensione 

| Questo grande e commuovente libro,narra fondamentalmente una dolcissima storia d’amore, tanto forte da oltrepassare l’infinito ed andare oltre la morte e diventare, come solo per un amore cosi profondo può capitare, da amore terreno ad amore spirituale. Questo amore,nonostante sia,come spesso realmente accade, costellato da gravi perdite e grandi dolori, esso non si esaurisce in questa vita terrena,ma dura in eterno, ed insegna a rinascere più forti di prima.
Con la sua consolidata struttura epistolare ,che il suo grande autore Luca Santilli, ha già usato in diverse altre sue opere, e che rende i suoi protagonisti molto vicini a noi, tanto che leggendolo, ti congiungi con loro, con tenerezza e simpatia, provando addirittura ,le loro paure, i loro dolori e stupori. L’autore per esempio ci dipinge Nimue, come l’unica donna da poter amare,una madre ,una sorella ,un’amica lontana da dover aiutare. Già dai primi versi ,nella prima lettera di Nimue, ci caliamo nel suo dramma, di donna che ha perso tragicamente il suo uomo e che non si rassegna a a questa grande perdita
. “Ogni giorno dopo la tua morte vengo alla tomba, speranza vana di trovarla aperta, vedere un tuo ritorno .
Per poi
passare ai versi che danno il titolo al libro e che sottolineano l’amore e lo sconforto di Nimue per la perdita del suo Euriel:
“Ho raccolto un fiore raro, nero è il suo colore, cresce una volta l’anno, non conosce il nome, non conosco il nome ma non importa è cosi bello, non c’è scopo scoprirlo tutto ha perso colore senza te. Determinanti nel racconto questi versi con i quali Nimue informa Euriel di aver scoperto di aspettare il loro bambino:
“Una voce stanotte mi ha svegliato voce del futuro ,la sentivo dentro me dentro il cuore Nel ventre si forgiava un altro essere sentivo il mescolarsi delle nostre anime. L’ho vista, ho visto una creatura più bella delle stelle. Nostro figlio Cresceva si nutriva del mio amore per te ” Tua Nimue.”
Incisivi sono questi versi che testimoniano il profondo legame tra Euriel, Nimue e la loro bambina: “Sono arrivata nella notte al convento. attraversando il bosco ed il torrente ho sentito voci nel vento, un sussurro spaventoso voleva convincermi a restare al confine della mia prigione. Ho invocato il tuo nome e anche il nostro bambino l’ha fatto, Euriel ho gridato, scalciando nel grembo ha morso le fronde degli alberi, spaventando gli esseri che ci odiano. Euriel credo sia femmina e sia potente. Ciò mi rincuora e mi spaventa. Tua Nimue..

Naturalmente come ogni futura mamma Nimue al convento passa le sue giornate pensando alla sua futura bambina ed a quando arriverà e questo le dà forza e conforto nell’affrontare la situazione come testimoniano questi versi:
“Trascorro le mie giornate nel roseto, ricamo per la bambina,. arriverà fra qualche tempo,. sono tornata forte sono sotto la protezione di Dio forse Lui avrà pietà di me Continuo a raccogliere fiori e piante togliere ortiche, e respirare aria pulita,sono lontano dalle tenebre . Sento di amare questo posto dona pace.” Tua Nimue
Mi hanno colpito particolarmente questi versi, che oltre, a, farci immedesimare nella vita del convento,sono molto forti e decisi, mettono in risalto la limitatezza dell’ambiente di convento che dal suo ambito ristretto si sentono integerrime e credono di poter giudicare le cose e soprattutto le, altre persone dal loro pulpito senza essere veramente al coerente dei fatti, come testimoniano questi versi:
“Parlano di me dicono sono sia folle e la vita nel convento mi ha mutata, dietro le porte chiuse a chiave origliando le ho sentite. “Strega aborto, le loro chiacchiere sante. Ho paura e la bambina si è spaventata. Ha tremato nel liquido che l’avvolge vuole fuggire ” Tua Nimue.
Punto saliente del racconto sono i versi che, descrivono quando Nimue ha partorito come possiamo leggere nella lettera di Nimue del 21 settembre
“Partorii gridando,urlando contro il mondo e contro di te, la piccola era spaventata,la sentivo piangere in lontantananza, qualcuno la stava portando via. Sentivo che era viva, stava bene, nella mente un eco! Nimue mia adorata madre dai capelli lunghi e neri, riposa e canta per me”. Sentii in lontananza la tua voce Euriel chiamavi Miriam la nostra speranza, l’avevi benedetta col potere degli inferi. Poi svenni nel sangue.
Molto significativi e fondamentali per capire la mentalità delle persone che circondano Numue al convento e le dicerie e malignità con cui doveva costantemente combattere e che feriscono più di un colpo di spada sono questi versi:
“Percepivo nella mente i loro bisbigli. ognuna diceva la sua:
“Ero stata una disgraziata, avevo partorito il male, il demonio era giunto dagli inferi per riportarlo con sé”.

Molto tristi e commuoventi sono i versi con cui in una lettera Euriel descrive il tragico evento che determinò la morte della loro bambina
“Il serpente aveva scelto la sua vittima S’,irrigidì e sferrò l’attacco la pelle cambio colore, e senza esitare colpi alla gola la mia creatura. Il profumo d’innocenza aveva inebriato quell’essere immondo insieme al veleno scivolai nel sangue di Miriam.”
A questo punto sembra ci sia una conclusione tragica, ma non è così perché nell’ultima lettera quella scritta da Miriam si intuisce che alla fine tutti si ricongiungeranno in un’altra vita, rinati a vita nuova più forti di prima:.
“Tornerò da voi per un attimo di felicita. e quando cresciuta oltre gli autunni oltre le metamorfosi del cuore io realizzerò il destino che mi attende . Vi amo miei cari Vostra Miriam
. Non poteva esserci conclusione più bella perché l,’amore non separa mai anzi ricongiunge le persone che si amano,oltre la morte nell’altra vita..
Questo libro è adatto un po’ per tutti ma soprattutto alle persone che ne sanno cogliere il suo profondo e sottile messaggio che vuole portare il lettore a riflettere e non dare mai giudizi affrettati e a non definire ed etichettare le persone con leggerezza e magari condannarle a priori senza prove solo sulla base di impressioni e sensazioni perché le conseguenze potrebbero essere disastrose ed invita invece ad instaurare e vivere i rapporti con saggezza, profondità e maturità.
🔘 Paola Vecchietti 

RIPRODUZIONE  RISERVATA

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