Tributo a Pablo Neruda! L’ipotetica verità della sua scomparsa! 

Carolina Navarro 

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ANDREA CATALDI, Amalfi 1978. Dottore in Lettere Moderne insegna a Piacenza e si occupa anche di sostegno scolastico, scrive poesie, racconti e testi per il teatro. 

Mi chiese di tradurre una poesia scritta da lui dedicata allo scrittore cileno Pablo Neruda, dopo aver saputo la possibile verità con riguardo alla sua scomparsa. Con molto rammarico e senso di giustizia, ancora non alla luce la verità, traduco questa poesia non solo per Andrea o Pablo ma anche per tutti i popoli del mondo in cui hanno sofferto le violazioni ai Diritti Umani, in speciale al popolo italiano di cui in parte ha sempre accolto e salvato tante vite.

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Carolina Navarro

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El 13 de abril 2013 leí en el diario “La Stampa” en la página 15 sobre la teoría cada vez más posible y más creíble sobre la muerte “no natural” del gran poeta chileno Pablo Neruda, que se produjo a las 16:00 el 23 de septiembre de 1973. No parece haber muerto como consecuencia de un cáncer de próstata que sufría en los últimos días de su vida, sino que por una inyección letal practicada en el hospital donde estaba internado, pocas semanas después del derrocamiento del Presidente Chileno Allende y el ascenso al poder de Pinochet. Después de la elección del ex Presidente, el poeta se había convertido en una las figuras más influyentes de la izquierda en el país Sudamericano y luego un incómodo para el nuevo Régimen.

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Andrea Cataldi

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A Pablo Neruda

Hola poeta, digo yo.
Como entre compañeros
en el corazón de la tierra
cantan sombras,
como compañeros del pasado que vive,
te saludo poeta
con el canto de la nueva muerte.

Y volverán a estallar nuestros limones
cancelando labios extranjeros
encendidos de topacio.

Y en muchos buscaremos todavía,
en el azul generoso de junio,
tus alas pesadas
de un albatros enfermo.

En los albores de tu retorno
el nuevo mosto era Rubí:
tu sangre derramada.

Y yo, entonces en el olvido materno
hago un funeral
como afín a un partido
para la Guerra Santa
en el vientre vulnerable de la revolución.

Mataron tu carne trémula,
serpientes venenosas y hermanos traicioneros,
pero tu canto general renace
en los himnos de los niños de Chile
y los por nacer
entre las ondas suaves de la Costa de las sirenas,
para el sueño del infante
que se enciende desinteresado de los ruidos
en lo que ha sido y lo que será.

Andrea Cataldi (Piacenza, giugno 2013) Andrea Cataldi

E NON AVEVAMO TORTO… – GENOVA – OTTOBRE – 2017

Carolina Navarro
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Il 13 aprile 2013 lessi sul quotidiano “La Stampa” alla pagina 15 delle teorie sempre più forti, sempre più credibili, sulla morte “non naturale” del grande poeta cileno Pablo Neruda, avvenuta alle ore 16:00 del 23 settembre 1973. Egli non sembra essere morto in conseguenza di un tumore alla prostata di cui era affetto negli ultimi tempi della sua vita, ma per un’iniezione letale praticatagli nell’ospedale dove era ricoverato, a poche settimane dalla deposizione del presidente Cileno Allende e l’ascesa al potere di Pinochet. Dopo la deposizione del vecchio presidente, il poeta era diventato la personalità più importante della sinistra nel paese sudamericano e quindi un personaggio scomodo per il nuovo regime.

2 giugno 2013, quarant’anni dopo …

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“ CANTO DELLA NUOVA MORTE
PER PABLO NERUDA “

Ciao poeta, dico.
Come tra compagni che
nel cuore della terra
cantano di ombre,
come i compagni d’un tempo
che vive, ti saluto poeta
col canto della nuova morte.
E torneranno a esplodere i nostri limoni
rigando labbra straniere
accese di topazio.
E cercheremo ancora in molti,
nell’azzurro generoso di giugno,
le tue ali pesanti
d’un albatro malato.
All’alba del tuo ritorno
il nuovo mosto era rubiño:
il tuo sangue sparso.
Ed io, allora nell’oblio materno,
faccio esequie di pianto
come per un germano partito
per la guerra santificata
nel ventre molle della rivoluzione.
Avranno ucciso la tua carne tremula,
serpi velenose e infidi fratelli,
ma il canto tuo generale risorge
negl’inni dei bimbi del Cile
e in quelli che nasceranno
tra l’onde crespe del lido delle Sirene,
come per un sogno d’infante
che s’accende generoso di frastuoni
in ciò che è stato e in ciò che sarà.

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Andrea Cataldi

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