Dante e Firenze (Alla scoperta del viaggio dantesco)

Un tema centrale nella Commedia dantesca è quello politico: Dante Alighieri tra il 1295-96 inizia la sua attività politica a Firenze, iscrivendosi alla corporazione dei medici e degli speziali e viene eletto nel Consiglio speciale del Popolo, entrando poi a far parte del Consiglio dei Cento partecipando attivamente al governo della città. La situazione politica nel capoluogo toscano, però, all’epoca era molto critica: le divisioni fra la fazione bianca (alla quale aderiva il Poeta) e nera dei guelfi portano a diversi tensioni nella città, tanto che anche lo stesso Dante si oppone duramente all’intromissione del papa Bonifacio VIII, sostenitore dei neri, nella vita politica fiorentina.

 

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Nel 1301 il re francese Carlo di Valois entra a Firenze, facendo decadere il governo dei bianchi favorendo la parte nera; Dante in quel momento non si trova nella città, forse in viaggio come diplomatico alla corte di papa Bonifacio.

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Nel 1302 Dante subisce un processo per corruzione e per atti ostili contro il pontefice: la condanna è l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, una multa di 5000 fiorini e due anni di esilio. Il Poeta non si presenta davanti ai giudici che lo condannano al rogo e al perpetuo esilio. Da questa condanna definitiva inizia un periodo di traviamento per Dante, che lontano dalla sua città si isola anche dalla compagnia della sua fazione politica dedicandosi completamente allo studio e alla composizione della sua Divina Commedia.

Il Poeta nella sua Opera spiega che il tormento che minaccia l’umanità non si rivela solo nell’ordine morale, ma anche nell’ordine politico e civile: Firenze e i fiorentini sono il massimo esempio di malvagità che porta il mondo terreno a vivere nel caos e nella perdizione. Questo atteggiamento di Dante nei riguardi della sua città rivela il suo rancore verso quella patria che non ha salvato il suo fedele cittadino, rendendo il nome di Firenze “famoso” in tutti gli angoli dell’Inferno.

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Dante rimarrà sempre ostile nei confronti del capoluogo toscano, che, però, essendo la città dei suoi natali ricorda nel cuore del Poeta i momenti della vita felice, degli anni dell’amicizia con Cavalcanti e dell’amore per Beatrice. Tutto il periodo dell’esilio viene vissuto dall’Alighieri con il desiderio di ritornare nella sua patria, tanto odiata e tanto amata, per riscattarsi dal trattamento subito e ricevere l’abbraccio della sua città con l’incoronazione poetica proprio grazie alla Divina  Commedia.

© Martina Michelangeli

 

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