L’uso della rima all’interno della poesia

 

A sciogliere limiti e a far navigar la fantasia

certo non son la prima,

ma or decido libera di poetare in rima

e d’aprir questa lezione con questa poesia!

 

Rima compagna, rima amica cara,

soave, fluente, leggera, mai amara,

mi affido al tuo potere

e con te volare è reale volere,

gioco con le parole,

di tue sorelle ne trovo una mole,

unisco i fiori gioiosi

a tener abbracci affettuosi,

unisco parole leggere, pensieri astrusi

a deliziosi primaverili infusi,

unisco le  più limpide ali

a mormorii speciali,

certo di te ho bisogno

e con te posso vivere ancora un sogno,

un sogno che divien realtà,

un cuor che dice verità,

un’anima che grida: “Libertà!”

O musical diletto,

dei versi nota semplice e sola,

nota che vola, nota che consola,

dei poeti il tener letto,

dei poeti aiuto, dei poeti consolazione,

e la tua magia diviene mia emozione,

quindi vieni, vieni con il tuo volare,

ti portiamo nel nostro poetare,

perciò sta con noi amata e mai temuta,

perciò ora rima ti diciam solo: “Benvenuta!”

 

 

La rima – termine che deriva dal latino ritmus, che nella poesia latina medievale  designava quelle forme che non rispettavano più la metrica classica, ma si fondavano sul numero delle sillabe, sugli accenti e sulle rime, in questo ampio significato etimologico  è divenuta anche sinonimo di “poesia in volgare”, “poesia in italiano” . Essa è uno dei principali  strumenti poetici e può essere definita   come L’IDENTITÀ DELL’ULTIMA PARTE DI DUE O PIÙ PAROLE  POSTE A FINE VERSO O ALL’INTERNO DEL MEDESIMO VERSO (RIMA INTERNA) A PARTIRE  DALL’ULTIMA VOCALE ACCENTATA. Due parole che terminano con la stessa parte, ma che hanno accenti diversi, non rimano tra  loro. Inoltre sarebbe meglio  che tra le due parole in rima non ci fosse eccessiva differenza di lunghezza. Per indicare i versi che rimano tra loro si usano le stesse lettere dell’alfabeto, solitamente quelle maiuscole, ma si usano minuscole  nella canzone (componimento formato da endecasillabi e settenari), per indicare i settenari che rimano tra loro.

Precisandone il ruolo, si può dire che essa  possiede, citando Beltrami,  tre funzioni principali:   innanzitutto ha una funzione demarcativa, ossia favorisce la percezione della divisione in versi; ha poi una funzione strutturante (la disposizione e lo schema delle rime è uno degli strumenti di maggior rilievo nella costruzione di strutture strofiche, della divisione in strofe, appunto); infine ha una funzione ritmico-associativa (la ripetizione  di suoni uguali in posizione chiave, ossia alla fine del verso, è un elemento importante per il ritmo del testo; tale funzione si può dire anche associativa perché la ripetizione di suoni associa tra loro due o più parole, ponendo in relazione anche significato e funzione sintattica). Appunto essa conferisce maggiore musicalità ai versi (indissolubilmente legati tra loro da un’armonica connessione) e  accentua la fluidità del componimento.

Ora è opportuno analizzare i diversi tipi di rima con relativi schemi.

 

LE RIME POSSONO ESSERE DI DIVERSI TIPI

La più semplice è quella baciata, nella quale rimano due o più parole in due o più versi immediatamente successivi l’uno all’altro secondo lo schema AA, BB, CC, ecc.

Esempi

Ho colto un bianco, soffice fiore,

simbolo infinito di tenero amore

perché, quando sono accanto a te mi batte  forte il cuore,

che balza impetuoso, ama e mai muore.

 

Ora sopraggiunge la notte dolce, cara,

la mia anima tranquilla e mai amara,

cuore silenzioso, rilassate membra, chiusi occhi,

pieni di pace e assenti da pensier barocchi

 

La rima è alternata quando rimano due o più parole,  poste in versi alterni, uno sì e uno no,   secondo lo schema ABAB, CDCD,,  ecc.

 

Esempi

Apro felice le ali:

gioiosa,  energica, con coraggio,

con tenui battiti speciali,

con cuore ridente fino al più alto faggio.

 

Nostalgia che prende il cuore e segna il volto,

cammini solitaria per sperduti viali,

che cammini tra le case, smarrita tra il folto,

con la casa nei ricordi in questo mondo dove ti cali.

 

La rima incrociata è costituita da parole rimate poste in versi incrociati,  (il primo rima con il quarto, il secondo con il terzo) secondo lo schema ABBA, CDDC, ecc.

Esempi

Con la poetica  cuor sente,

sogno lumi di certezza e   luci di speranza

che tra vie difficili coraggiosa avanza

per strade lunghe e salite per una vita fiorente

 

sei sola e cerchi consolazione,

nient’altro se non amore e teneri abbracci,

sei sola, sperduta, coperta di stracci,

chiedi aiuto e io ti tendo la mano con sol mia motivazione.

 

La rima incatenata, quella tipica della Divina commedia, ha lo schema ABA BCB CDC, ecc. Il primo e il terzo verso rimano tra loro, il secondo rima con il primo e il terzo della strofa successiva.

Esempi

Zefiro soffia rinascita vera

e colora i prati , porta farfalle,

ecco che sospinge la Primavera:

 

già tinge le siepi di bianche calle,

riporta allegria, amore, vita ambita,

spassi di colori, giochi di palle.

 

Aneli alla tua bella, alle sue stelle,

all’infinito, all’immenso cielo blu,

all’orizzonte, alle tue arti belle

 

alla vita ancor verde e guardi in su

e cullato chiudi gli occhi e già la ami,

così hai sol quel che sarà e non fu.

 

La rima ripetuta ha lo schema ABC ABC: il primo verso rima con il quarto, il secondo con il quinto, il terzo con il sesto

Esempi

Sogno una risata, una limpida cascata,

sogno intrepida la mia felicità,

sogno dolcemente con la mia poesia

 

sogno ancora appassionata,

sono piena di energica libertà,

e mai smetterò di sognar, vita mia!

 

N.B: in questa breve poesia, al primo verso, è presente una rima interna (risata-cascata)

 

È la sua mano che si tende triste,

cammina piano e teme l’orizzonte,

cammina piano e si sente sprofondar

 

e dunque ora cerca cuor che resiste

e cerca felicità dal mare  al monte

e cerca proprio lei che lo saprà amar!

 

 

La rima Invertita o simmetrica ha lo schema  ABC, CBA: il primo verso rima con il sesto, il secondo con il quinto e il terzo con il quarto.

Esempi

È alba, è quiete di fate,

ti alzi con soavi passi,

ti  copri le spalle e vai,

 

hai imparato che nulla è perduto, lo sai,

esci per dire: “Ah, se amassi”

dunque amore, Sole, accanto a lei restate!

 

È il mare della notte, dell’avventura, della sorte,

è il mare che aneli, a cui aspiri, che sogni,

è il mare di vite, è il mare di sospiri, di lunghe attese,

 

il mare delle lacrime, dei sorrisi, delle sorprese,

il mare del futuro, il mare del passato, il mare dei tuoi bisogni,

il mare che  speri quieto, amico  e senza morte.

 

E, nel concludere, è opportuno ricordare la preziosità di questo strumento per la nostra letteratura, per la nostra vita, per la nostra crescita: la rima, infatti, costituisce importante risorsa del patrimonio  culturale che si trasmette da una   generazione all’altra, perché elemento costitutivo di filastrocche, poesiole popolari e ninna-nanne.  È lei, la rima, la compagna dei nostri giorni  di teneri bambini, di quando ci leggevano le filastrocche, semplici, rapide,   indimenticabili, giochi di parole collegati con regole precise (la cadenza, cioè il tempo che si batte per accompagnare le parole, la rima, la ripetizione, che serve ad accentuare il ritmo e la cadenza e a legare le parole l’una all’altra), che favoriscono la memorizzazione  e ripetizione  di questi componimenti e li fanno diventare strumento utile per la creatività e l’invenzione fantastica perché, come sostiene Cristina Balzaretti, “in grado di evidenziare accostamenti improbabili e di rendere possibili quelli che paiono impossibili”. È lei, la rima, compagna di vita, che avanza, che cresce insieme a noi, diventando sempre più complessa, sempre più  profonda, sempre più alta…Con lei abbiamo imparato a conoscere i nostri più grandi poeti, quelli che rimarono soavi versi, conferendo armonia alle parole con il suggello degli strumenti a loro più cari, consacrando  parole suggestive, parole che diventano tali anche in virtù della loro reciproca connessione. Un giorno abbiamo conosciuto, insieme  alla “rima più antica e difficile del mondo” (quella “fiore-amore”, tanto amata da U.Saba), tutte le altre, così abbiamo imparato a memoria versi leggeri, versi spensierati, abbiamo conosciuto la magnificenza di questo strumento, assumendo la consapevolezza della sua importanza decisiva nella poesia italiana (mentre marginale e occasionale era il suo ruolo nella poesia latina); poi abbiamo conosciuto quei  poeti che hanno fatto a meno della rima,  percepita come un legame  troppo vincolante imposto dalla tradizione, e abbiamo apprezzato tale scelta nella consapevolezza che la poesia, rimata o no, deve essere sempre specchio autentico del nostro cuore. Un giorno,  infine, dopo aver amato quella altrui, abbiamo deciso di affidarci anche noi alla suggestione dello strumento-rima e abbiamo composto versi rimati  tutti nostri.  E allora, invitandovi a non dimenticare mai che la rima è un sigillo dorato per la sua leggerezza nella nostra vita e nella letteratura della nostra patria,  vi auguro “buona rima a tutti”!!!

 

 

© Arianna Frappini

 

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